Il santuario di San Magno a Castelmagno

 

Introduzione / Esterno

Il sito su cui oggi sorge il santuario dedicato a San Magno risulta essere frequentato già dal periodo romano, come testimonia il frammento in pietra con iscrizione dedicata al dio Marte ritrovato sotto l’altare nel XIX secolo e oggi murato sotto il porticato esterno, alle spalle della chiesa. La valle Grana, infatti, pur non avendo sbocchi diretti, era certamente nota ai Romani come importante crocevia per la possibilità di passare alla valle Stura e alla valle Maira attraverso il passo di Valcavera e il colle del Mulo. In questo luogo è già attestata una piccola chiesa nel XIV secolo, ma è a partire dal 1475 che la devozione diventa più sentita, quando il parroco Enrico Allemandi decide di costruire una nuova cappella. All’inizio del XVI secolo si rende necessario un primo ampliamento cui seguirà quello definitivo nel 1703. Nel 1861, su progetto di Antonio Bono, si costruiscono i porticati e i locali di accoglienza.


La Cappella Allemandi

Intorno al 1450 il sacerdote Enrico Allemandi fu nominato Rettore delle chiese poste nel territorio di Castelmagno; come racconta l’iscrizione sulla parete destra, circa venticinque anni più tardi, per festeggiare l’anniversario del suo sacerdozio, egli fece edificare e decorare una cappella affiancata da una torre campanaria alta 18 metri. La cappella costituisce oggi il nucleo più antico del santuario; è decorata dagli affreschi di Pietro Pocapaglia da Saluzzo che raffigurò sulle vele gli evangelisti, i dottori della chiesa e Dio Padre in mandorla; lungo le pareti, se pure in stato frammentario, si vedono episodi della vita di San Magno e i resti di una cavalcata dei vizi alle spalle dell’altare.


La Cappella Botoneri

Pochi decenni dopo la decorazione della cappella Allemandi si decise di ampliare il santuario, probabilmente per far fronte al grande afflusso di pellegrini. Venne così costruito l’ambiente comunemente chiamato cappella Botoneri, dal nome del pittore che lo affrescò nel 1514, come testimonia la scritta al di sopra della porta di ingresso. Lungo le pareti sono dipinte le storie della Passione di Cristo, che culminano con la Crocifissione sull’arcone trionfale; alcuni riquadri riprendono però le principali devozioni del territorio, come i sette martiri della legione tebea (qui eccezionalmente raffigurati tutti insieme), San Michele che pesa l’anima di un morto, San Giacomo che compie il miracolo di Santo Domingo de la Calzada, salvando un giovane pellegrino ingiustamente impiccato.


La Chiesa Settecentesca

Il vescovo di Saluzzo, sotto la cui giurisdizione stava la Valle Grana fino al 1817, decise all’inizio del XVIII secolo di dare inizio alla costruzione di un nuovo corpo del santuario, ancora più imponente e orientato perpendicolarmente al nucleo più antico. Nel 1703 salì a Castelmagno il capomastro Giuseppe Galletto per tracciare il perimetro della nuova chiesa, la cui costruzione iniziò l’anno successivo e terminò nel 1716. Nei decenni seguenti si realizzò l’arredo: l’altare marmoreo, dei mastri Scala e Petrini, è del 1775, mentre molte delle tele furono dipinte dai pittori cuneesi Botta, a cui si devono l’apostolato, il San Rocco e l’Immacolata.


San Magno

Esistono addirittura tre diversi filoni che fanno riferimento alla figura di San Magno: secondo una tradizione sarebbe un evangelizzatore locale, compagno di San Dalmazzo; gli affreschi sulle pareti della Cappella Allemandi lo raffigura come uno dei martiri della Legione Tebea; infine, una tradizione più recente fa riferimento ad un monaco svizzero discendente da San Colombano. Questa molteplicità di tradizioni è sostenuta dalla presenza della statua settecentesca del santo come tebeo accanto a quella del monaco, scolpita da Beppe Viada nel 1991.


Gli Ex Voto

E’ comune a tutte le diverse raffigurazioni di San Magno la capacità di proteggere gli animali al servizio dell’uomo, con particolare riferimento ai bovini, estremamente preziosi in questo territorio come testimoniano i numerosi ex voto. Le visite pastorali dei secoli passati ribadiscono a più riprese il divieto di portare gli animali all’interno della chiesa e sugli altari per la benedizione. Vale la pena ricordare che questo tipo di protezione è caratteristico anche di Marte, il cui culto è attestato, non a caso, in epoca romana in questo luogo.


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