Santuario della Madonna degli Angeli

 

Esterno

Il Santuario della Madonna degli Angeli, fin dalle sue origini, è stato un punto di riferimento per la città. Si raggiunge percorrendo i quasi tre chilometri del viale omonimo, meta delle passeggiate domenicali dei cuneesi. La realizzazione del viale risale alla metà del Settecento ed è un precoce esempio di “viale alla francese”, allora pressoché sconosciuto nel nord Italia, che prevedeva una larga via di scorrimento centrale (larga oltre 21 metri) fiancheggiata da un doppio viale alberato ai lati, per il passeggio. La chiesa si affaccia su un ampio giardino, in cui svetta la grande croce con gli strumenti della Passione di Cristo; la balconata che corre lungo il lato orientale offre una suggestiva vista sul Gesso e sulla Bisalta. Esternamente l’edificio ben rappresenta la sobrietà francescana: ha una semplice facciata a capanna preceduta da un portico a tre arcate. Già sul portale d’ingresso si vede, ripetuto più volte, lo stemma della famiglia Caissotti che promosse il rinnovamento settecentesco del santuario; altre versioni del medesimo blasone si troveranno all’interno dell’edificio. Esisteva, alla periferia della città allora costituita da prati e castagneti, un’edicola dedicata alla Madonna, già oggetto di una fervente devozione. Probabilmente intorno agli anni Trenta del Quattrocento, si stabilì nei pressi di questo sito un tale di origine spagnola di nome Alfonso Galìndres che costruì un piccolo oratorio che potesse ospitare lui e quelli che con lui volevano condurre un’esistenza di preghiera. Alla metà del secolo questo luogo divenne uno dei principali poli religiosi della città; di qui passarono alcuni dei più importanti predicatori del tempo e in breve tempo il convento divenne il primo cenobio dei Minori Osservanti in Piemonte.


Interno

Tra 1699 e 1700 iniziò il rinnovamento della chiesa a partire dall’area del presbiterio e delle cappelle ad esso attigue; questo cantiere si concluse nel 1718, come testimonia la lapide posta in controfacciata. Committenti di questa fase furono i Conti Caissotti di Chiusano, il cui stemma compare più volte all’interno del Santuario. Il progetto della nuova chiesa fu affidato a Michelangelo Garòve, architetto e urbanista di Casa Savoia; a lui si devono le eleganti finestre a quadrifoglio che si aprono nelle pareti: sono un suo elemento architettonico caratteristico, una sorta di “firma”. A questo momento risalgono le cappelle e i maestosi altari in marmi policromi che arricchiscono l’interno, in parte arredati con opere provenienti dalla chiesa precedente. La decorazione della cupola fu affidata al pittore Tommaso Amedeo Caissotti, che dipinse la Madonna Assunta tra gruppi di angeli, gli apostoli e santi francescani. La struttura crollò rovinosamente il 30 dicembre 1996, fortunatamente senza vittime, ed è stata ricostruita con soluzioni di alta ingegneria in soli quattro anni e riconsegnata alla città nella notte di Natale del 2000.


Gli altari

All’interno della chiesa sono presenti gli altari di alcune delle famiglie dell’alta nobiltà cuneese, molte delle quali avevano i loro possedimenti e le loro ville nell’area circostante il santuario. Gli altari sono dedicati a sant’Antonio da Padova, al crocifisso, a san Francesco e a san Diego d’Alcalà e sono decorati da pregevoli stucchi, marmi e opere d’arte. Vale la pena fermarsi ad ammirare la seicentesca tela di Guglielmo Caccia detto il Caccia detto il Moncalvo raffigurante San Diego, sull’altare della famiglia dei Della Chiesa della Torre, oppure il drammatico crocifisso realizzato forse da uno scultore dell’Italia meridionale.


Presbiterio

Il progetto originario dell’attuale altar maggiore risale al 1726 e si deve niente meno che a Filippo Juvarra, su incarico del conte Caissotti di Chiusano, alla cui famiglia spettava il patronato sulla chiesa. La struttura venne messa in opera nel 1750 da Bernardo Vittòne, allievo di Juvarra, con qualche modifica e fu realizzato dal mastro Giovan Angelo Buzzi che lasciò la propria firma e la data 1752 in una nicchia laterale. L’opera è realizzata in marmi policromi ed è raccordata alle pareti laterali tramite due portine con lo stemma della famiglia Caissotti di Chiusano: è sormontato da un’elegante edicola a baldacchino con il timpano spezzato, che racchiude la statua della Madonna Assunta. Nel progetto di Juvarra, la statua della Madonna Assunta doveva essere realizzata in marmo, ma poi lo scultore Ignazio Perùcca scelse il legno, più economico e pratico dal punto di vista del carico di peso e del posizionamento della scultura.


Cappelle Laterali

Ai lati del presbiterio sono due cappelle molto importanti per la storia della città, entrambe costruite sul finire del Seicento. Quella a sinistra custodisce le spoglie del Beato Angelo Carletti, frate francescano autore della Summa Angelica, morto a Cuneo nel 1495. Fu sempre invocato come protettore e difensore della città e si dice che durante gli assedi apparisse sulle mura e sui campanili respingendo con le mani le palle di cannone. Nel XVII secolo il comune di Cuneo ordinò come ex voto l’edificazione di una cappella «nella chiesa del convento della Madonna degli Angioli à honore di detto beato Angelo per la repositione (leggi reposizione) del corpo suo». La sua costruzione iniziò a fine secolo e probabilmente appartengono a questa fase gli eleganti stucchi che corrono lungo il cornicione. Tra 1751 e 1753, a ridosso della beatificazione del Carletti, venne affrescata la volta da Michele Antonio Milocco e sempre in questo periodo arrivò al santuario una meravigliosa cassa in bronzo per il corpo del beato, donata da Carlo Emanuele III ed eseguita dagli orafi di Corte Francesco Ladatte (leggi LADATT) e Andrea Boucheron (leggi BUSCERÒN), perduta in epoca napoleonica. Gli ultimissimi anni del XIX secolo vedono un rifacimento totale dell’altare su progetto di Giovanni Sassi, con la conseguente dispersione della struttura precedente.

La cappella di destra - già dedicata all’Immacolata concezione – è divenuta nel XX secolo il sepolcreto della famiglia Galimberti: qui riposano Alice Schanzer (leggi SCIANZER), il marito Tancredi Galimberti, senatore del Regno, e i figli Carlo Enrico e Duccio, comandante partigiano delle formazioni Giustizia e Libertà ed eroe nazionale, assassinato 3 dicembre 1944 dai fascisti. Per la decorazione fu chiamato il torinese Edoardo Rubìno: le sculture in marmo bianco raffigurano Alice vegliata dagli uomini della famiglia che la osservano con tenerezza e mestizia; a fronte gli angeli in volo si rivolgono verso l’Immacolata sull’altar maggiore. Le scritte sui sarcofagi commemorano le virtù dei Galimberti.


Cappella Antica e Chiostri

Adiacente al lato occidentale dell’edificio, si estende la grande mole del complesso conventuale, oggi adibito a casa di riposo. I restauri degli anni Novanta hanno riportato alla luce, nello spazio accanto alla chiesa, un ambiente medievale ancora decorato da affreschi: si tratta di un ciclo quattrocentesco attribuito ai fratelli Biasàcci di Busca incentrato sulla devozione mariana, con la raffigurazione del Cristo dei flagelli sulla parete destra e di profeti e Sibille nei sottarchi. I due chiostri interni furono realizzati intorno al 1730 e sono decorati da lunette affrescate che raccontano la Vita di san Francesco d’Assisi ed episodi della Vita e dei miracoli del Beato Angelo. Furono commissionati dalle più importanti famiglie cuneesi come testimoniano gli stemmi posti alla base delle lunette.